Iperplasia prostatica benigna

da | 24 Ott 2021 | Divulgazione, Patologie

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Iperplasia Prostatica Benigna

Definizione e frequenza

L’iperplasia prostatica benigna (abbreviata “IPB”) è una patologia benigna caratterizzata dall’aumento di volume della prostata. Comincia a svilupparsi a partire dai 40 anni e la sua frequenza aumenta con l’età, colpendo oltre l’80% della popolazione maschile con un’età superiore ad 80 anni.

Non esiste nessuna correlazione tra la IPB ed il tumore alla prostata.

apparato-genitale-maschile

La prostata

La prostata è una ghiandola dell’apparato genitale maschile il cui compito principale è quello di produrre una parte del liquido seminale che poi viene rilasciato durante l’eiaculazione. È situata al di sotto della vescica ed anteriormente al retto.
Normalmente la prostata ha un volume di circa 20-25 ml, essendo perciò grande all’incirca come una castagna.

Origine dell’Iperplasia Prostatica Benigna

L’IPB è causata da un aumento del numero delle cellule presenti nella prostata conseguente allo stimolo di un ormone chiamato diidrotestosterone. Le cellule aumentano di numero nella porzione della prostata più vicina al canale uretrale (“zona di transizione“). L’aumento di volume che ne deriva causa ostruzione vescicale e conseguentemente disturbi urinari. D’altra parte ilmuscolo vescicale (detrusore), nel tentativo di vincere l’ostruzione urinaria, si ispessisce (ipertrofizza) ed a lungo andare, se l’ostruzione non si risolve, tende a sfiancarsi causando disturbi urinari irritativi.

Sintomi dell’Iperplasia Prostatica Benigna

Uno o più dei seguenti sintomi sono caratteristici della IPB:

  • Getto urinario debole
  • Difficoltà ad iniziare ad urinare (passano alcuni secondi)
  • Sforzo per urinare (è necessaria una pressione addominale)
  • Sensazione di incompleto svuotamento della vescica
  • Gocciolamento quando si finisce di urinare
  • Necessità di alzarsi durante la notte per urinare
  • Necessità di urinare frequentemente durante la giornata
  • Sensazione di urgenza quando si deve urinare

La IPB può associarsi alla comparsa di diverticoli vescicali, calcoli vescicali, infezioni ricorrenti, ematuria (sangue nelle urine), svuotamento incompleto della vescica (ritenzione urinaria cronica), ed in alcuni casi può esitare nella totale impossibilità di svuotare la vescicare (ritenzione urinaria acuta) con necessità di posizionare un catetere vescicale.

Diagnosi dell’Iperplasia Prostatica Benigna

esplorazione rettale
  • L’anamnesi (intervista del paziente) permette di indagare i disturbi urinari del paziente
  • L’esplorazione rettale permette di constatare l’ingrandimento della prostata mediante un dito inserito nel retto
  • Il PSA è un esame del sangue che correla con il volume prostatico (prostate più grandi producono più PSA) ma soprattutto è utile ad escludere la presenza di un tumore coesistente
  • L’esame delle urine è utile ad identificare eventuali ulteriori patologie
  • L’uroflussimetria consiste nell’urinare all’interno di un imbuto che convoglia l’urina in un contenitore posto su una bilancia. Permette di valutare il flusso urinario (es: Qmax, il cui valore normale è > 15 mL/s)
  • L’ecografia viene effettuata prima e dopo che il paziente ha urinato, in questo modo si può misurare il residuo post-minzionale (quanta urina è rimasta nella vescica del paziente dopo aver urinato). L’ecografia permette anche di valutare l’eventuale presenza di calcoli o diverticoli vescicali.

Trattamento dell’Iperplasia Prostatica Benigna

Ad oggi è possibile adottare varie strategie terapeutiche nei pazienti con IPB.

Sorveglianza

Indicata in pazienti con sintomi lievi, soprattutto se questi non li infastidiscono particolarmente.

Modifica dello stile di vita

È sempre la prima linea di terapia. Alcuni esempi sono la riduzione dei liquidi bevuti in tarda serata e l’evitare di assumere sostanze con effetto diuretico (come alcool o caffè).

Trattamento medico

Si ricorre ad esso quando le sole modifiche dello stile di vita risultano inefficaci.
Il trattamento medico può prevedere la somministrazione di:

  • Fitoterapici (es: Serenoa repens). Molto utilizzati soprattutto in pazienti con sintomi più modesti. Ad oggi le evidenze sulla loro efficacia sono ancora limitate. Generalmente sono ben tollerati, non causando effetti collaterali significativi.
  • Alfa-litici (es: tamsulosina, silodosina, alfuzosina, terazosina). Agiscono entro poche ore dalla somministrazione rilassando la muscolatura della prostata, dell’uretra e del collo vescicale. Sono i farmaci di prima linea più utilizzati. Possono provocare ipotensione (soprattutto quando si passa da sdraiati ad in piedi) ed eiaculazione retrograda (al momento dell’orgasmo lo sperma non viene espulso all’esterno ma va in vescica).
  • Inibitori della 5-alfa reduttasi (es: finasteride e dutasteride). Agiscono dopo un periodo tra i 3 ed i 6 mesi dall’inizio della somministrazione riducendo il volume della prostata. Possono provocare disfunzione erettile e riduzione del desiderio. Vengono utilizzati solo quando la prostata è abbastanza grande (>40 mL). In genere vengono prescritti come seconda linea di trattamento in associazione agli alfa-litici. Possono essere prescritti da subito in associazione agli alfa-litici nei pazienti a rischio maggiore.
  • Altri farmaci come antimuscarinici (es: solifenacina) ed i beta-3 agonisti (es: mirabegron) rilassano il muscolo vescicale, essendo utili soprattutto in pazienti con sintomi urinari prevalentemente irritativi (es: urgenza, frequenza). In particolare gli antimuscarinici possono causare secchezza di bocca ed occhi e stipsi e possono scatenare una ritenzione urinaria acuta in pazienti che non svuotano bene la vescica. Gli inibitori della fosfodiesterasi 5 (iPDE5) (es: tadalafil) favoriscono il rilassamento della muscolatura liscia di vescica, prostata ed uretra ed hanno anche un’effetto benefico sull’erezione. Possono essere particolarmente utili in pazienti con disfunzione erettile concomitante. Mal di testa e senso di congestione nasale sono alcuni effetti collaterali comuni di questi ultimi farmaci.

Trattamento chirurgico

È indicato in pazienti verso cui la terapia medica ha fallito oppure che presentano complicanze come calcoli vescicali, diverticoli vescicali, infezioni urinarie ricorrenti, ritenzioni urinarie acute ricorrenti.
La chirurgia può essere condotta per via endoscopica o aperta e la scelta del tipo di tecnica chirurgica dipende soprattutto dalle dimensioni della prostata:

  • Incisione transuretrale della prostata (TUIP): intervento endoscopico indicato in pazienti con prostata poco ingrandita (< 30 mL). Consiste in un’incisione ad ore 6 del collo vescicale per favorire il deflusso di urina. Se presente un lobo medio non è indicata.
  • Resezione transuretrale della prostata (TURP): intervento endoscopico indicato in pazienti con prostata modicamente ingrandita (30-80 mL). Consiste nel fare “a fettine” la prostata in eccesso. È l’intervento endoscopico ad oggi più praticato per il trattamento dell’IPB. Causa nella maggior parte dei pazienti eiaculazione retrograda.
  • Enucleazione endoscopica laser: intervento endoscopico di prima scelta in pazienti con prostata molto ingrandita (>80 mL), ma anche valida alternativa alla TURP per le prostate modicamente ingrandite. Consiste nell’asportazione della prostata in eccesso in blocco (blocco unico o blocchi multipli). Questa tecnica prevede l’utilizzo di diversi tipi di laser (es. olmio, tullio) sulla base dei quali assume un differente nome (es: HoLEP, ThuLEP). Può causare eiaculazione retrograda.
  • Vaporizzazione endoscopica laser: intervento endoscopico in genere eseguito con il “GreenLight” (“laser verde”). È una alternativa alla TURP oltre ad essere l’intervento di scelta in pazienti ad alto rischio di sanguinamento.
  • Adenomectomia aperta: intervento che prevede una incisione della parete addominale con bisturi e l’asportazione in blocco di tutta la prostata in eccesso. Questa tecnica è associata a maggiore rischio di sanguinamento ed a tempi di ricovero più lunghi. Ad oggi è riservata solo ai pazienti con prostate molto grandi, soprattutto quando non è possibile effettuare l’enucleazione endoscopica laser.
  • Trattamenti mininvasivi: UroLift®, iTIND®, Rezum®, Aquabeam®, embolizzazione prostatica, adenomectomia laparoscopica o robotica. Sono trattamenti che hanno lo scopo di dare risultati funzionali simili a quelli tradizionali ma con minore invasività e minore rischio di complicanze. Possono essere offerti a pazienti selezionati (pazienti che non vogliono perdere la eiaculazione, pazienti fragili, pazienti che non possono effettuare una anestesia generale). Sono trattamenti promettenti ma ci sono meno evidenze scientifiche a sostegno di essi rispetto ai trattamenti tradizionali.

In tutti i tipi di interventi chirurgici suddetti, non viene mai rimossa l’intera prostata, ma solo la parte ostruente (più vicina al canale uretrale). Pertanto i pazienti sottoposti a chirurgia dovranno continuare normalmente il programma di diagnosi precoce per il tumore della prostata mediante PSA ed esplorazione rettale periodici.

Bibliografia

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Argomenti articolo: IPB | Prostata

Autore articolo: Dott. Celeste Manfredi

Specialista Urologo ed Andrologo, autore di articoli scientifici su numerose riviste internazionali ed appassionato di divulgazione scientifica.

Visita specialistica andrologica

Durante la visita specialistica andrologica, l’andrologo indaga lo stato di salute dell’apparato genitale maschile, ed in particolare lo stato di salute sessuale e riproduttiva dell’uomo.

Visita specialistica urologica

Durante la visita specialistica urologica, l’urologo indaga lo stato di salute dell’apparato urinario e dell’apparato genitale maschile, sulla base di essa al paziente potranno essere prescritti ulteriori esami diagnostici e fornite specifiche indicazioni terapeutiche.

Ecografia dell’apparato urinario

L’ecografia dell’apparato urinario è una tipologia di ecografia addominale che permette all’urologo di studiare l’apparato urinario. In particolare questa ecografia permette di studiare i reni e la vescica (ma non gli ureteri) e la prostata (per via sovrapubica).

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